Pillole da Bombardieri 6° Puntata ” Il Raggruppamento Carnia”

 

Nel piano generale delle operazioni della guerra contro l’Austria, predisposto dal Generale Cadorna, alle truppe della Zona Carnia era stato assegnato il compito di:

«assicurare il collegamento tra la frontiera del Friuli e la frontiera Tirolese; e, nella eventualità di dover cedere terreno, prima di ripiegare sulle prelati Carniche, dovevano opporre tenace resistenza sulla linea Monte Peralba – Monte Crostis – Monte Paularo – Monte Silinchiet – Zuc del Boon e, difendendo le alti valli Dogna, Raccolana e Resia; dovevano saldarsi con la 2a Armata a Monte Maggiore».

(Cadorna L., gen., La guerra alla fronte italiana, Vol. I°)

All’entrata in guerra dell’Italia le truppe del XII Corpo d’Armata che operavano sul fronte della Carnia procedettero rapidamente all’occupazione di buona parte dei «Paesi» di confine, ma molto presto la loro attività fu paralizzata dall’atteggiamento aggressivo assunto dalle truppe austriache, particolarmente nella regione di Monte Croce; e nel prosieguo della guerra le forze italiane dovettero sostenere una lotta vigorosa per contenere e respingere una serie di tentativi austriaci diretti ad aprirsi un passaggio attraverso le valli del But, del Chiarsò e del Fella giudicate fin dal tempo di pace come tante porte principali d’invasione del nostro Paese.

Nella Zona Carnia era stato assegnato dal 1 giugno 1916, il 12° Raggruppamento formato da tre Gruppi composti di quattro batterie ciascuno aventi armamento pluricalibro.

Queste prime batterie di bombarde furono di largo concorso nelle azioni svoltesi lungo il crinale alpino della regione.

Il nuovo ordinamento del Corpo dei Bombardieri, di cui alla Circolare 29 dicembre 1916 del Comando Supremo (di cui parleremo nella prossima puntata), comportò lo scioglimento di tutte le batterie bombarde armate con materiale da 58 B, e portò alla formazione di Raggruppamenti organici formati da Sezioni costituite da tre di queste armi.

Pertanto il Raggruppamento della Zona Carnia, pur conservando la precedente numerazione, divenne una grossa Unità monocalibro, a cui lo stato di staticità dalla regione Carnica, le condizioni di lotta imposte dalle particolari caratteristiche del terreno, ed i compiti assegnati alle truppe qui dislocate, conferirono una fisionomia alquanto diversa dai Raggruppamenti bombardieri assegnati alle altre Grandi Unità dell’Esercito.

Il Comando di Raggruppamento prese stanza a Caneva di Tolmezzo; le 26 sezioni che lo formavano vennero ripartite lungo tutta la fronte Carnica; e cioè 4 in Val Degano, 10 in Val But, 3 in Val Chiarsò, 2 in Valle Aupa, 2 in Val Fella, 4 in Val Dogna e 1 in Val Raccolana, rimanendo nella quasi totalità schierate sulle linee delle fanterie, alcune in posizioni tali da poter battere tempestivamente gli accessi alle posizioni delle nostre fanterie, ed una, la 161a, rimase postata a Forcella Bieliga, alcune centinaia di metri davanti alla linea di trincee italiane, isolata su un costone impervio per poter aver azione sugli accessi a quella importante altura; e perciò fu l’unica sezione che andò poi travolta e perduta all’inizio dell’offensiva austro-tedesca dell’ottobre 1917 senza che se ne potesse avere in alcun modo notizie sulla sua sorte.

Il compito per la maggior parte delle Sezioni, fu offensivo: potevano esplicare azioni di fuoco sulle linee austriache le Sezioni 165a, 145a, 143a, 144a, 146a, 147a, 148a, 149a, 150a, 155a, 162a, 163a, 153a e 154a, mentre le rimanenti limitavano la propria azione di fuoco alla difesa degli accessi, alle linee tenute dalle nostre fanterie: alla 144a ed alla 147a sezione, oltre al proprio armamento comune alle altre Sezioni, fu distribuito un Gruppetto di cinque bombarde da 50 Ansaldo per meglio assolvere il proprio compito.

Furono particolarmente attive la 165a sezione di Monte Chiadenis, la 143a sulla Zellenkofel, la 144a, 146a, 147a, 148a, 149a, 150a, 155a e 162a sulle posizioni di Pal Grande e di Pal Piccolo, e la 163a su Monte Questalta.

 

Sebbene lo spirito che animava in precedenza i bombardieri della Zona Carnia fosse quello degli altri compagni di Specialità che lottavano sugli altri fronti di guerra, la stabilità dei reparti sulle stesse posizioni per alcuni mesi, e l’azione ininterrotta direttiva e coordinatrice di un solo Comandante portarono subito ad una maggiore precisazione dei compiti e consentirono ai giovani comandanti di sezione di studiare e di perfezionare sempre meglio la conoscenza delle possibilità d’impiego delle proprie armi nelle più svariate contingenze del combattimento. Così che le postazioni delle armi ebbero una sistemazione completa; il personale e le munizioni e tutto quanto aveva attinenza alla vita di guerra delle sezioni furono oggetto di studi.

In Carnia gli avvenimenti militari non ebbero (e non potevano avere), sviluppo in grande stile.

 La situazione per i gruppi bombardieri rimase stabile fino alla ritirata del 1917.

     

( graffite presente su una postazione di bombarde, tenuta dalla 164 sezione su costone Eynards, Val Degano)

Pillole da Bombardieri 5° Puntata ” La spedizione punitiva e la partecipazione dei bombardieri”

Nell’aprile del 1916 il Comando Supremo aveva assegnato alla 1a armata due raggruppamenti di bombarde, ciascuno su 12 batterie.

Nel momento in cui gli austriaci sferravano l’offensiva sugli Altipiani, la Scuola di Susegana aveva mobilitato circa una sessantina di batterie, di cui soltanto trentaquattro in efficienza completa (sei batterie da 50 Ansaldo, dieci da 240, sei da 58 A e dodici da 58 B).

A metà maggio la quasi totalità dei reparti bombardieri inviati al fronte gravitava verso lo scacchiere isontino.

La sera del 14 maggio la situazione delle bombarde sul fronte dalla 1a armata era il seguente:

Comando 5° Raggruppamento (col. Graziani) a Thiene presso il comando del V Corpo d’Armata:

35a Divisione: XV Gruppo (Capit. Cilento) ai Roccioni di Costa d’Agra, con le seguenti batterie:

48a da 240 a Cima Campiluzzi,

49a da 240 a Monte Milegna quota 1604,

50a da 240 a Malga Molon,

79a da 240 in marcia da Piovene (in armamento);

15a Divisione: XIV Gruppo (Capit. Vergano) a Thiene con le seguenti batterie:

45a da 240 a Piovene (in armamento),

46a da 58 A a Piovene (in armamento),

47a da 58 B a Piovene (in armamento),

78a da 58 B a Rocchette (in armamento);

37a Divisione: XIV Gruppo (Capit. Barberis) con le batterie 51°, 52°, 53°, 54° i cui personali erano ai lavori così ripartiti:

100 uomini a Talpina,

50 uomini a Santa Cecilia,

100 uomini a Brentonico,

120 uomini a Coni Zugna.

Il mattino del 13 maggio la Scuola aveva notificato al Comando del 5° raggruppamento la partenza di altre batterie da Susegana per il Trentino.

Data tale situazione, al primo urto nemico, per ineluttabili necessità del momento i bombardieri furono forzatamente sorpresi dagli  avvenimenti, e anche le batterie sopraggiunte nei giorni successivi all’inizio dell’offensiva, ebbero un impiego confuso, e non poteva essere diversamente, ciò nonostante di fronte al pericolo, le prime prove fatte dal nuovo Corpo furono sì sanguinose, ma superbe e gloriose.

Nella giornata del 18 maggio la 48° batteria, comandata dal ten. Muratori, da Cima Campiluzzi, unitamente a truppe di fanteria, contrattacca alla baionetta le posizioni di Costa d’Agra, e nell’azione perde circa un terzo dei suoi effettivi. La 49° batteria , ten. Vanno, lotta aspramente a M. Maronia, a M. Campiluzzi e poi a Laghi, e perde circa metà degli effettivi presenti.

In tale contingenza si distinse il comandante del Gruppo, capit. Cilento, decorato poi di medaglia di bronzo al valor militare perché col suo fermo ed esemplare contegno otteneva dai propri dipendenti efficace contributo alla difesa di importanti posizioni impiegandoli come fucilieri.

(Dall’opuscolo «L’opera svolta dalle batterie del 5° Raggruppamento bombardieri negli anni di guerra 1916-1917», Col. Ludovico Graziani, Comandante di Raggruppamento)

L’impeto la celerità e la forza numerica dell’attacco ottengono quivi (a Costa d’Agra, tenuta da un Battaglione del 69° fanteria) più rapidi progressi. Superata la linea delle vedette e sorpresi in parte i plotoni di prima linea nelle caverne semidistrutta dal bombardamento, alcuni reparti vengono catturati. Costa d’Agra cade in mano del nemico nonostante l’energica difesa opposta da due Compagnie del genio (46° zappatori e 17° minatori). Ma cogli avanzi di queste truppe, di un’altra Compagnia del 69° fanteria e della 48° batteria bombardieri si riannoda un poco più indietro una nuova difesa a cavallo della Forcella Campiluzzi. E così passa la notte in attesa di rinforzi.

(da «l’armata del Trentino», Gen. Schiarini)

In quanto alla parte svolta dal XIV Gruppo, è noto che nell’attesa dell’arrivo dell’armamento delle dipendenti batterie, il Comandante del Gruppo, nei giorni precedenti all’offensiva nemica aveva eseguito faticose ricognizioni coi comandanti di reparto per la ricerca delle posizioni da occupare con le armi. La sera del 12 maggio il personale delle batterie 45° e 47° aveva infatti ricevuto l’ordine di raggiungere Malga Fratelle per eseguire i lavori delle postazioni da preparare al limite occidentale del Bosco Varagna, presso il posto del comando di Gruppo a circa due chilometri dal costone di Marcai. Ma gli eventi precipitano: iniziatasi l’offensiva anche alla testata di Val d’Assa, le batterie 45° e 47°, non essendo ancora in efficienza, ricevono dal Comandante del Settore l’ordine di ripiegamento.

E’ da rilevare che in tale frangente il personale delle batterie del XIV Gruppo non subisce passivamente la situazione: 120 uomini della 46° e 78°, armati di Vetterli, ricevono l’ordine di occupare alcune trincee per proteggere Baitle: il rimanente personale è adibito al trasporto di feriti, anche di altre Armi. Il Comando di Gruppo col carreggio delle batterie si trasferisce a Ghertele, dove trovasi il Comando della 34° Divisione, e si mette a disposizione di tale Comando. Il giorno 22 il personale delle batterie si riunisce nei pressi di Asiago. D’ordine superiore, togliendo 60 bombardieri da ciascuna delle batterie, si forma un nucleo di 240 uomini armati di Vetterli, che viene mandato a M. Erio a disposizione del Comando di quella zona. Il nucleo di bombardieri è rigorosamente inquadrato e ne prende il comando il Comandante di Gruppo. Ma gli eventi precipitano; ed il reparto di bombardieri-fucilieri, giunto all’imbocco del ponte sull’Asse, presso Roana, è fermato dal gen. Murari-Brà che fra un’ora farà saltare il ponte, precludendo così ai bombardieri ogni possibilità di ritorno. Abbandonato il progetto della difesa di M. Erio, il Comando della Divisione ordina al Gruppo di ripiegare su Sasso e poi su Thiene, donde il giorno 29 esso intraprende le marce di trasferimento su Selve di Treviso per il riordinamento delle batterie.

Le batterie del XIV Gruppo non compiono nessuna azione a fuoco, ma le vicende dolorose di quei giorni, gli spostamenti confusi compiuti sotto le offese dell’artiglieria nemica, che sferzava da tutte le parti, la vista di spettacoli deprimenti in mezzo alla successione di ordini e contrordini, tutto ciò può bastare per mettere alla prova lo stato di nervi di ufficiali e truppa, ma soprattutto per sperimentare la coesione spirituale di questi valorosi bombardieri che pagano il primo tributo alla Patria con una decina di feriti. Il Comandante di Gruppo capit. Vergano, è decorato di medaglia di bronzo al valor militare per il contegno tenuto in quei giorni.

Non meno drammatica è la parte assolta dal XXIV Gruppo che, partito dalla scuola il 24 maggio, giunge ad Ala il giorno 26. Il capit. Silicani, comandante del Gruppo, precedendo le batterie coi rispettivi comandanti, si reca a compiere ricognizioni a Passo Buole.

Dopo effettuati lavori sommari, le batterie raggiungono il Passo, e tra il 2 e il 3 giugno sono in efficienza. Questo Gruppo diventa, per qualche tempo, il cacciatore notturno: durante il giorno le batterie tacciono, ma di notte lanciano bombe per salve di batteria: sono venti, trenta bombe che cadono contemporaneamente sul ripido versante di Vallarsa per colpire truppe in movimento e per rendere penoso agli austriaci il servizio dei rifornimenti. Allo schianto degli scoppi di ogni salva si accompagna il rotolamento di massi rocciosi nelle due vallette sottostanti, lungo le cui pendici si sa che vi si trovano aggrappati alcuni battaglioni del 3° Reggimento tirolese.

Dal basso salgono frattanto urli strazianti di colpiti, lamenti di agonizzanti, rantoli di morenti. Di giorno si fanno studi sul terreno e si preparano sorprese: durante la notte si svolge un programma di reazioni violente. Dopo aver ricercato il posto di Comando della prima linea nemica, lo si scopre sotto un enorme roccione sporgente lungo il versante di Vallarsa. Si studia allora e si trova la posizione adatta per portarvi una bombarda da 58 A. Una sera, per sorpresa, la bombarda apre il fuoco, e la settima bomba lanciata cade nel segno. Un fuggi fuggi generale si irradia dal posto colpito; molti nemici sono sferzati e colpiti da violenti raffiche di mitragliatrici. La manovra viene ripetuta la sera successiva con gli stessi risultati, ed alla luce del giorno è possibile rilevare lo scempio umano fatto sulla posizione nemica: una vera carneficina. Gli austriaci ripiegano dopo aver subito perdite gravissime: il merito di tale arretramento nemico viene riconosciuto ai bombardieri del XXIV Gruppo.

 

Anche per l’occupazione del forte Mattassone è ancora una bombarda che prepara l’azione. Una notte, dopo aver studiato il terreno e le possibilità che se ne possono trarre, a mezzo di corde si cala una bombarda su un rocciose sottostante dal quale è possibile far cadere bombe sull’opera avversaria, che è ancora tenuta da un piccolo presidio austriaco. Una discreta dotazione di bombe e un piccolo reparto d’assalto sono calati a mezzo di corde: al mattino appena spunta l’alba, la bombarda tace: si dà l’assalto, ed il presidio nemico si arrende senza colpo ferire.

Nel frattempo va anche ricordato che con le truppe che il Comando Supremo invia a rincalzo delle Unità provate in oltre quindici giorni di lotta, accorrono anche Gruppi di batterie bombarde.

Sul Pasubio è inviato il XXXI Gruppo con le Batterie 121°, 122°, 123° e 124°: si occupano posizioni appena abbozzate, che l’artiglieria austriaca martella inesorabilmente con grossi e medi calibri, sconvolgendo postazioni, rovinando bocche da fuoco e provocando incendi e scoppi di riservette e di depositi di bombe. Cosicchè nella controffensiva da noi sferrata a metà giugno, parecchie batterie di bombardieri partecipano alle operazioni di guerra e subiscono perdite non trascurabili nel personale, e danni notevoli nel materiale.

Durante lo stesso periodo la lotta si riaccende anche in Vall’Astico, e nella regione di Velo le batterie del XXI Gruppo (67°, 68°, 69° e 84°), sparate tutte le bombe, e non potendo avere immediato rifornimento, formano plotoni di bombardieri-fanti inquadrati da ufficiali della Specialità; e armati di fucile e muniti di bombe a mano partecipano a episodi gloriosi. Anche a M. Spil i bombardieri della 20° batteria, come già a M. Giove quelli della 119°, meritano elogi vivissimi dai Comandi di fanteria per l’efficace concorso dato dalla Specialità non soltanto col fuoco delle bombarde, ma con l’intervento diretto nelle azioni di urto e nella lotta corpo a corpo.

Pillole da Bombardieri 4° Puntata ” Continuano ad nascere nuovi Bombardieri”

Da maggio ad agosto 1916 la Scuola di Susegana fu impegnata nel periodo più intendo e poderoso di tutta la sua esistenza.

Vennero ridotte le durate del addestramento a sole due o tre settimane, giusto il tempo per capire che armi si stavano utilizzando, c’era infatti una enorme necessita di questa specialità sul fronte carsico, e nella zona del Tentino dove stava avvenendo la Spedizione Punitiva austriaca.

Il 24 magio partirono da Susegana il XXIV Gruppo (Capitano Silicani) con le batterie 92°-93°-94°; il XXV Gruppo (Capitano Pollone) con le batterie 95°-96°-97°-98° e il XXVI Gruppo (Capitano Vitelli) con le batterie 99°-100°-101°-102°.

Nella giornata del 27 maggio partirono i Comandi di Gruppo

  • XXVII (Cap. Bernocco)
  • XXVIII (Capitano Forfori)
  • XIX (Capitano Cisotti)

Partirono inoltre a fine maggio altre 13 batterie, di rincalzo a vari reparti già dislocati sul fronte, numerate dalla 103° alle 115°

Ai primi di giugno vennero mobilitati 5 nuovi Comandi di Raggruppamento:

  • 8° Colonello Carlesimo
  • 9° Colonello Serina
  • 10° Colonello Amenduni
  • 11° Tenente Colonello Cocozza (proveniente dall’11 Raggruppamento)
  • 12° Colonello Scaranò

Il 1 giugno 1916 parti dalla scuola di Susegana la 116 batteria; il 3 giugno il Comando del XXX Gruppo (Capitano Basso) con le batterie 117°-118°-119°-120°; l’11 giugno il XXXI Gruppo (Capitano Conestabile Della Staffa) con le batterie 121°-122°-123° e 124° con destinazione la zona del Trentino.

Il 14 giugno parti il XXXII Gruppo (Capitano Profumi) con le batterie 125°-126°-127°-128°; il 22 giugno al termine dell’addestramento alla scuola venne messo in zona di attesa il neo-costituito XXXIII Gruppo (Tenente Colonello Montù) con le batterie 129°-130°-131°-132°, al termine del periodo di attesa svolto ad Arcade(TV), il Tenente Colonello Montù fu assegnato al) Raggruppamento e subentrò al comando del Gruppo il Capitano Gobbi.

Il 25 giugno parti il Comando del XXXIV Gruppo (Maggiore Bernocco, già comandante del XXVII Gruppo, li sostituito dal Capitano Pavari) con le batterie 133°-134°-135°-136°, le quali andarono a rinforzare i Gruppi XXXIII, XVII e XIII.

Parti dalla Scuola l’8 luglio 1916 il comando del XXXV Gruppo (Capitano Siciliani)  con le batterie 137°-138°-139°-140°-142°; il 10 luglio il XXXVI Gruppo (Capitano Riva) con le batterie 141°-143°-144° e il giorno 1 il XXXVII Gruppo (Capitano Scalese) con le batterie 149°-150°-151°-152°.

Partirono dalla scuola nel mese di agosto altre 12 batterie numerate da 153° a 164 non inquadrate in nessun gruppo.

Si era cosi riusciti a raggiungere e superare l’ordine del comando supremo sugli obbiettivi di formazione della scuola.

La specialità bombardieri ad agosto 1916 era formata da 12 Comandi di Raggruppamento, 38 Comandi di Gruppo e 164 Batterie di bombarde.

Pillole da Bombardieri 3° Puntata ” I primi Bombardieri”

Prima che iniziasse ad affluire il personale assegnato dal Ministero della Guerra, la Scuola di Susegana riuscì, con l’utilizzo del personale estratto a sorte fra le batterie d’artiglieria e con il personale volontario a creare, il 23 febbraio 1916 le prime 4 batterie di bombardieri, le quali furono equipaggiate con il materiale da 50 Ansaldo e inviate sul fronte della Terza Armata.

Queste batterie presero rispettivamente la numerazione da 1 a 4 e costituirono il primo Gruppo Bombardieri al cui comando venne posto il Capitano Ferdinando Pagliazzi.

Tutto quello che riguarda i reparti lanciabombe non costituiti presso la Scuola di Susegana venne data la numerazione da 200 a 220 mentre quelli organicamente costituiti presso ai reggimenti di fanterie non fu assegnata nessuna numerazione.

Il Secondo Gruppo formato dalle batterie 5 – 6 e 7 parti il 28 febbraio diretto alla Terza Armata, anche queste unità vennero equipaggiate sempre con materiale da 50 Ansaldo.

Ogni batteria Ansaldo da 50 era composta da 5 Ufficiali, 125 uomini di truppa, 12 bombarde, 33 cavalli,  1 carro a quattro ruote, 13 carrette piccole a due ruote.

Dopo un periodo di attesa, successivo al termine dell’addestramento presso la scuola anche il Terzo Gruppo (con le batterie 8 – 9 e 10 comandato dal Capitano Camillo  Battistoni) e il Quarto Gruppo (con le batterie 11 – 12 – 13 comandato dal Capitano Gino Squilloni) raggiunsero la Terza Armata ai primi di marzo.

Con la 5 battaglia dell’Isonzo ci fu il primo impiego della specialità bombardieri addestrata a Susegana, il 9 marzo 1916 una sezione di bombarde della 6° batteria venne travolta da un contrattacco austriaco che obbligo i serventi ad abbandonare le armi, ma grazie al coraggio del comandante della batteria queste vennero presto riconquistate dai serventi a son di bombe a mano e fucilate, ricominciando il fuoco sulle linee nemiche che per la prima volta vennero sconvolte dalla nuova arma.

AI primi di aprile anche il quinto gruppo comandato dal Capitano Gandini e formato dalle batterie 14 -15 e 16 raggiunse la zona della Terza Armata.

Con i primi tre gruppi bombarde venne costituito il 1° Raggruppamento Bombardieri con sede a Cormons e con i 4 gruppi successivi il 2° Raggruppamento che fu destinato nel settore del XI Corpo d’Armata sulle posizioni del San Michele.

Ma come avveniva l’invio al fronte dal punto di vista logistico amministrativo?

La scuola formava ed addestrava le batterie, venivano assegnati gli armamenti disponibili e le inquadrava formando i gruppi provvisori, inviandoli nei pressi della zona d’Armata.

I Gruppi rimanevano alla dipendenza disciplinare del comandante più anziano fra i comandanti delle batterie formanti il gruppo, il quale manteneva comunque il comando della sua batteria.

I rapporti fra ed autorità superiori in questo momento, venivano gestiti dal comandante provvisorio del gruppo.

I gruppi provvisori, dislocati nella stessa Zona d’Armata, passavano alle dipendenze di Tenenti Colonnelli anziani dell’Arma di Artiglieria designati dal Comando Superiore in qualità di Comandanti di Raggruppamento.

I comandi d’Armata assegnavano i Gruppi Provvisori ai Corpi d’Armata.

La costituzione dei Gruppi Tattici avveniva al momento di dover impiegare masse di bombarde in operazioni offensive, quindi avveniva:

  1. a) che gli elementi o batterie che passavano a formare i Gruppi Tattici appartenevano lo stesso Corpo d’Armata, ed allora la loro costituzione definitiva rimaneva di competenza dei comandi di Raggruppamento Bombarde.
  2. b) che gli elementi si trovano dislocati in settori di Corpi d’Armata differenti, ed allora la formazione dei gruppi tattici rimaneva di competenza dei comandi d’Artiglieria d’Armata.

La formazione dei Gruppi Tattici rispondeva a criteri d’impiego differenti da situazioni e condizioni a seconda di obbiettivi e terreni.

La formazione dei GruppiTattici dava quindi atto a un rimescolamento delle unità bombardieri presenti in un determinato settore del fronte, così facendo venivano spostate batterie da un gruppo o addirittura da un raggruppamento ad un altro.

Continuando con la cronistoria dell’invio al fronte dei reparti bombardieri; il 23 marzo 1916 il VI° Gruppo (comandato dal Capitano Ezio Bondetti) con le batterie 17 – 18 – 19 e 20 parti per la zona di attesa e il 6 aprile raggiunse la 3° armata.

Il 28 marzo parti per la zona di attesa anche il VII° Gruppo (Capitano Biego) con le batterie 21 – 22 e 23 ed arrivo alla fronte della Terza Armata il 7 aprile 1916.

In quel periodo, alcuni del 3° Gruppo, furono inviati nella ragione del Pasubio in quanto armati di bombarde di piccolo calibro comodo in regione montana.

Il VIII Gruppo (Capitano Luigi Savarino Corti) con le batterie 24 – 25 – 26 e 27; il IX Gruppo (Capitano Tusini) con le batterie 28 – 29 e 30° e il X° Gruppo con le batterie 31 – 32 – 33 e 34 andarono in zona di attesa tra il 1 e l’8 di aprile.

Sempre in quel periodo, venne istituito nella regione del Montello, un poligono di tiro in cui i bombardieri al termine dell’addestramento potevano allenarsi in esercitazioni di marcia, istruzioni di presa posizione ed esercizi di tiro contro bersagli che riproducevano gli elementi e situazioni di guerra impiegando munizionamento da guerra.

Il XI° gruppo (Capitano Castellani) con le batterie 35 – 36 – 37 e 39 lasciò la scuola il 15 aprile seguito il giorno 20 dal Comando del XII° gruppo (Capitano Rigoni) incaricato di inquadrare sotto di sé, batterie staccate dai propri gruppi provvisori per esigenze tattiche.

Nella stessa giornata parti il XIII° Gruppo (Capitano Filippo Flaiani) con le batterie 38 – 40- 41 e 42; il 26 aprile il XIV° Gruppo (Capitano Giuseppe Vergano) con le batterie 43 – 44 – 45 e 46; il 27 aprile parte il XV° Gruppo (Capitano Cilento) con le batterie 47 – 48 – 49 e 50; il 29 aprile con direzione Ala (Tn) il XVI° Gruppo (Capitano Barberis) con le batterie 51 – 52 –  53 e 54 e sempre lo stesso giorno parti per Edolo (Br) il XVII° Gruppo (Capitano Santoro) con le batterie 55 – 56 – 57.

Con un ritmo incredibile, il 4 maggio partono per la zona di attesa il XVIII° Gruppo (Capitano Agatti) con le batterie 58 – 59 e 60 che successivamente verrà inviato in zona di operazioni della 1° Armata e il XIX° Gruppo (Capitano Matteini) con le batterie 61 – 62 e 63.

Durante la formazione di tutti questi gruppi, la Scuola di Susegana mobilitò altri 5 Comandi di Raggruppamento:

  • Il 3° Comandato dal Tenente Colonnello Baldi
  • Il 4° comandato dal Tenente Colonnello Cocozza;
  • Il 5° comandato dal Colonnello Lodovico Graziani;
  • Il 6° comandato dal Colonnello Flotteron
  • Il 7° comandato dal Colonnello Gazzini

Questi comandi inquadrarono sotto di loro i Gruppi Bombarde presenti nelle zone d’Armata di rispettiva competenza o aspettarono in zona di attesa il completamento del ciclo addestrativo dei gruppi bombarde a loro assegnati e poi andarono al fronte.

Il 20 maggio lasciarono la scuola: il XX° Gruppo (Capitano Edoardo Niutta) con le batterie 65 – 66 mentre la 64 era già in zona di attesa da inizio mese; il XXI° Gruppo (Capitano Vannini) con le batterie 67 – 68 e 69 questi ultimi due gruppi furono inviati alle dipendenze della 4 Armata.

Nel frattempo furono necessari alcuni invii alla fronte di gruppi bombarde per rinforzare le truppe li presenti e perciò vennero addestrate e inviate: la 70 a Chiopris a rinforzo del II° Gruppo; la 71 a Manzano al III° Gruppo; la 73 a Grauglio al VI° Gruppo; la 74 a San Giorgio di Nogaro.

Alla data del 10 maggio 1916 la scuola era riuscita in una impresa miracolosa; la creazione di 7 Comandi di Raggruppamento, 21 Comandi di Gruppo e 74 Batterie di bombarde.

Purtroppo il ritmo di formazione del personale era troppo veloce rispetto a quanto l’industria bellica nazionale potesse riuscire a fare.

Gli ordini richiesti dal Comando Supremo era di 660 bombarde da 58° – 650 da 58B – 475 da 240, per un totale di 1785 bombarde.

Alla data del 30 aprile 1916 la scuola di Susegana avrebbe dovuto ricevere 310 bombarde da 58 B –  90 da 58 A e 143 da 240.

Arrivarono solamente 222 bombarde da 58 B – 186 da 58 A e 40 da 240.

Pillole da Bombardieri 2° Puntata ”I Bombardieri su Monte Pasubio settembre-ottobre 1916″

Al termine dell’ offensiva austriaca che aveva portato la nostra prima linea sull’Altipiano del Pasubio, Il Comando Supremo decise di eseguire in questo settore una offensiva con lo scopo di alleggerire le nostre posizioni abbastanza precarie.

L’attacco a fondo doveva essere portato sul Pasubio e diretto contro quota 220 (Il Dente Austriaco); contemporaneamente due attacchi secondari dovevano svolgersi uno in vallarsa con obbiettivi il forte Pozzacchio, Monte Spil e Monte Corno; il secondo in Val Posina contro Cima Grama e il Corno del Coston.

I particolare era necessario dare respiro alle nostre linee spingendole innanzi almeno fino alla linea Roite-Buse di Bisorte-Sogli Bianchi.

L’utilizzo di bombarde doveva avvenire in maniera massiccia entro settori limitati.

Per l’occasione vennero  destinate al V corpo d’armata 5 batterie di bombarde da 240 fatte affluire dalla Scuola di Susegana, e vennero rifornite e riassettate quelle già presenti in linea.

L’inizio dell’offensiva era stato prefissato per i primi di settembre, quindi dal 18 agosto alla prima settimana di settembre, i bombardieri ebbero solamente una ventina di giorni per conoscere il territorio, preparar delle posizioni, i depositi munizioni e posizionare le armi.

Alla 44° Divisione furono assegnate 6 batterie di bombarde da 240 (16°, 51°, 52°, 54°, 133°, 134°) per un totale di 34 armi; 2 batterie da 58°A (35° e 174°) con un totale di 14 bombarde.

La sera  per l‘attacco del 6 settembre 1916 tutte le armi erano in posizione cosi dislocate:

Settore Val Posina-Pasubio:

  • 4 bombarde da 240 erano posizionate dietro quota 2144 di Cori del Pasubio;
  • Altre 28 bombarde da 240 erano allineate dietro la dorsale che da quota 2200 (Dente Italiano)
  • 10 armi da 58 A furono posizionate dietro i roccioni dal Soglio dell’Incudine fino alla Lora

Gli obbiettivi di queste armi erano i reticolati e i trinceramenti delle posizioni austriache dell’ Alpe di Cosmagnon.

Settore Vallarsa:

  • 4 bombarde da 58 A e 2 da 240 fra i roccioni di quota 1765 di Monte Corno, con obbiettivo le linee austriache a sud di quota 1810
  • 2 Bombarde da 240 in localita Val Morbida, con obbiettivo i reticolati e la strada di servizio del forte Pozzacchio.

Per via delle pessime condizioni atmosferiche, l’offensiva fu rimandata al mattino del giorno 10, ma le forze austriache, forse venute a conosocenza della possibile offensiva italiana, compirono una puntata offensiva la mattina del giorno 7, occupando per qualche ora alcune posizioni italiane della zona del monte Corno e Monte Spil.

Il giorno 10 ha inizio l’offensiva, fu dato il via prima nella regione del Pozzacchio.

Le due batterie da 240 di Val Morbida, in collaborazione con alcune artiglierie di medio calibro, riescono ad aprire un varco alla colonna di fanteria di sinistra, con le quali avanzano due sezioni di lanciatorpedini Bettica, m l’avanzata viene fermata dopo la conquista della prima linea austriaca.

La colonna che aveva il compito di conquistare la dorsale M Spil e M Corno trova i reticolati intatti e non riesce ad avanzare.

Alle 9,15 ha inizio il bombardamento contro le linee del Cosmagnon, ma il fuoco fu sospeso per il sopraggiungere della nebbia che impediva di osservare gli effetti del tiro.

Alle 12.30 nonostante la nebbia, fu ripreso il fuoco fino alle 14.30 , ma non potendo osservare l’arrivo dei colpito il tiro fu praticamente inutile.

Le truppe italiane avanzarono e conquistarono le posizioni di quota 1985 e 2200 trovando tutti i reticolati intatti, il fuoco di sbarramento austriaco impedì qualsiasi altra avanzata.

In pratica, per le bombarde questa piccola offensiva fu un fallimento, non avendo potuto concorrere nella distruzione dei reticolati( compito principale dell arma).

A meta del mese di settembre furono analizzate le cause del fallimento, imputandolo, oltre che al sopraggiungere della nebbia anche alle poche bombarde presenti in zona di operazione.

Fu per questo che il giorno 16 arrivarono 2 nuove batterie da 240 ( 12 armi in totale, 76° e 118°) che furono immediatamente posizionate in linea.

Il comando della 1° Armata ordinava per la successiva operazione:

 “… prescrivo in modo assoluto che l’obbiettivo per le batterie di bombarde sia una zona sola e di ampiezza proporzionata al numero di colpi disponibili. L’ampiezza della zona risulterà dal calcolo del numero dei colpi occorrenti per distruggere completamente le difese avversarie. Tale zona preferibilmente dovrà essere quella che comprende quota 2200 austriaca, cioè il saliente della posizione nemica; saliente che, una volta sfondato, compromette la resistenza delle due ali della posizione avversaria.”

Si capisce l’enorme importanza dell’impiego delle bombarde nelle tecniche di guerra di trincea italiana.

Lo schieramento di bombarde in questa seconda e nuova offensiva comprendeva 10 batterie di cui 8 da 240 e 2 da 58 A .

L’obbiettivo principale dell azione verteva sulla conquista di quota 220, furono quindi aggiunte 4 bombarde da 240 alle 28 già in posizione nella precedente offensiva.

Alle 4 bombarde da 240 posizionate in precedenza per l’attacco contro quota 2059 ne furono aggiunte altre 6 per un totale di 10.

Furono rimosse dalla zona della Lora e di Cogolo Alto le 10 bombarde da 58 A precedentemente dislocate per posizionarle contro la quota 2043.

All’alba del 9 ottobre le condizioni meteorologiche erano perfette e alle ore 7 precise le bombarde e l’ artiglieria iniziarono il fuoco di preparazione che duro fino alle 8.45, poi ci fu una pausa di mezzora e alle 9.15 il fuoco riprese fino alle 15.30 ora in cui le fanterie andarono all’attacco.

Le artiglierie austriache disperdono il loro tiro su tutte le posizioni possibili, i reticolati non esistono più e le fanterie conquistano facilmente quota 2043, i bombardieri allungano il tiro delle loro armi comprendo l’avanzata degli alpini e dei bersaglieri.

Prima dell’imbrunire l’artiglieria austriaca concentra il proprio fuoco sulle colonne italiane bloccandone l avanzata, la lotta corpo a corpo continua tutta la notte e al mattino le posizioni di quota 1985 e del Panettone sono conquistate nonostante i contrattacchi avversari.

L’effetto delle bombarde fu questa volta determinante per l’avanzata italiana, tanto che anche gli austriaci nella loro relazione ufficiale della battaglia cosi scrivevano:

 “…ad un vivo fuoco di artiglieria e di bombarde, che batte l’8 ottobre fin dall’alba le posizioni dei reggimenti di Kaiserjager 1° e 2°, segue il giorno 9 un fuoco a massa di artiglierie di medio e piccolo calibro. Le posizioni non aprofrondite ancora abbastanza nelle rocce, in massima friabili, e i reticolati furono sconvolti dall’uragano di fuoco…..”

L’azione riprende il mattino del giorno 10 e prosegue per tutto l’11 e il 12 di ottobre definendo la nuova line del fronte su Passo degli Alberghetti-versante orientale del Dente austriaco(quota 2200- Panettone(quota 1985)-cintura meridionale dell’Alpe di Cosmagnon-Sogi- quota 1770.

Ci fù una sosta di qualche giorno per risistemare i depositi di munizioni e le postazioni danneggiate dalla battaglia,  le quattro bombarde da 240 ( 2 della 16° e 2 della 54° batteria) venero fatte avanzare ad est del Dente Austriaco.

Con il tiro di queste armi furono sconvolti nella giornata del 17 ottobre i reticolati posizionati innanzi quota 2200 che fu conquistata e successivamente persa per un contrattacco austriaco.

I giorni 18 19 vedevano ancora gli scontri continuare su tutte le posizioni.

Il 20 ottobre dopo le ultime scaramucce il fronte si stabilizza sulle nuove posizioni conquistate, è il momento di tirare le somme di questi 2 mesi di battaglia.

In totale nelle due azioni offensive furono sparate 980 munizioni per bombarde di piccolo calibro (58 A) e 2040 munizioni per bombarde da 240.

Furono presenti sul fronte 600 bombardieri e 40 ufficiali

Le perdite materiali ammontarono a 6 bombarde da 58 A e 10 da 240.

Le perdite umane della specialità bombardieri, nel settore del Pasubio furono di 2 ufficiali morti e 4 feriti, 23 soldati di truppa morti  e 32 feriti.

Un numero di perdite relativamente basso, rispetto al tritacarne che era il carso, durante lo stesso periodo le perdite di bombardieri su quel settore furono di 35 ufficiali morti 68 feriti, 407 soldati di truppa morti e 2320 feriti e 10 dispersi.

Pillole da Bombardieri 1° Puntata ” L’attacco austriaco con i gas sul San Michele”

Nell’immaginario collettivo quando si parla di attacco con i gas durante la prima guerra mondiale tutti pensano a quanto avvenuto Sul monte San Michele nel 1916.

Non tutti sanno che anche la Specialità Bombardieri ha subito quell’attacco, questa la loro storia…

 

Il mattino del 29 giugno 1916, nella speranza di alleggerire la pressione che gli italiani esercitavano particolarmente contro le linee nemiche del carso, gli austriaci sferrano il primo attacco con i gas asfissianti nel settore del San Michele e di San Martino su un fronte di circa 1500 metri.

Nella zona interessata si trovavano ben 12 batterie di bombardieri.

Dato l’allarme, le truppe investite dai gas subiscono subito perdite gravissime, immediatamente si corre ai ripari, chi lancia qualche bombarda per cercare di difender le posizioni, chi scappa in preda al panico creato dal gas, e chi, purtroppo, perde la vita soffocato.

In particolare si distinguono due fratelli entrambi bombardieri, Aurelio e Quintino Mollica i quali, durante l’attacco, rimangono alle proprie posizioni dirigendo il fuoco della loro arma fino all’ arrivo della fanteria di rincalzo.

Qui la motivazione delle due medaglie di bronzo:

 

Le perdite subite dai raggruppamenti bombardieri nell’ immediatezza dell’attacco sono riassunte, nella tabella riportata qui sotto, purtroppo non sono note le morti avvenute nei giorni a seguire per effetto delle esalazioni dei gas venefici.

 

 

La storia dei Bombardieri del Re

COMANDO SUPREMO

Ordinamento e Mobilitazione

  1. 10.695                                                                                            15 gennaio 1916

OGGETTO: Personale per reparti bombardieri.

… Il personale richiesto verrà tosto inviato alla Scuola bombardieri, stanziata nella località “Le Mandre” presso la stazione di Susegana.

 

Con questa circolare iniziava la storia della Scuola Bombardieri di Susegana.

Il 2 gennaio 1916 giunsero a Susegana 27 Ufficiali e 362 militari di truppa, che costituirono il primo nucleo di personale permanente della struttura; intorno al quale andò completandosi l’organico della Scuola.

Inizialmente, in attesa che la struttura di Susegana (TV) iniziasse a prendere autonomia amministrativa, la scuola fu alle dipendenze del 30° Deposito di artiglieria da campagna, il quale a sua volta era posto alle dipendenze del Comando Corpo d’Armata di Verona.

La posizione delle Mandre fu scelta in quanto aveva la fortuna di trovarsi in posizione strategica rispetto all’arco formato dal fronte ed inoltre era ben fornita dalla ferrovia Treviso – Conegliano.

Ma vi è di più: la zona prescelta, oltre che a disporre in larga misura di alloggiamenti e locali da potersi adibire a differenti usi, consentiva la preparazione di adatti campi di tiro per le varie esperienze e per l’esercitazione e addestramento del personale, magazzini per il ricovero degli attrezzi o di nuovi prefabbricati per il personale.

 

IL PRIMO NUCLEO DELLA SCUOLA BOMBARDIERI

Il primo ordinamento della scuola Bombardieri era così composto:

1 comando (composto da 1 comandante, 1 aiutante maggiore, 2 o più ufficiali medici) avente alle sue dipendenze:

  1. a) 1 ufficio d’istruzione, tiri ed esperienze (composto da 1 Capitano, vari istruttori a seconda delle esigenze e 1 ufficiale al poligono);
  2. b) 1 ufficio materiali (composto da 1 capitano, 2 ufficiali addetti, 1 ufficiale tecnico Direttore del Laboratorio);
  3. c) 1 compagnia permanente (1 capitano, 3 o più ufficiali subalterni);
  4. d) 1 ufficio amministrazione (1 capitano e 1 o più ufficiali di amministrazione).

 

 

Nell’intento di condivisione da parte di questo Centro Studi “Ugo CERLETTI” forniamo l’elenco dei componenti la struttura destinata alla costituzione della scuola di Susegana:

COMANDO – Maggiore di artiglieria Enrico MALTESE, S.Ten. d’artiglieria Ruggero FINZI, S.Ten. Medico  Paolo VALENTE e  S.Ten. medico Vittorio MIGNANI.

UFFICIO ISTRUZIONI, TIRI ed ESPERIENZE – Capitano d’artiglieria SILVIO TOSATO, S.Ten d’artiglieria Guido BONETTI.

ISTRUTTORI – S.Ten. d’artiglieria: Giuseppe CALZAVARA –  Aldo SFERA – Eugenio GIOVANARDI – Giovanni ANTONINO –  Nini CRESCENTINO – Pietro GREMIGNI – Mario BARZOTTI – Luigi CORSI – Luigi VACCARO – Aldo FUMELLI – Petronio MACCAFERRI.

UFFICIO MATERIALI S.Ten. d’artiglieria: Ugo GEMMA – Raimondo SPIGA – Arnaldo VISCHI.

COMPAGNIA PERMANENTE S.Ten. d’artiglieria: Edoardo LAVAGNINI – Vittorio BONARELLI – Giuseppe CALDANO – Alberto PALME..

UFFICIO AMMINISTRAZIONE: 1° Capitano d’amministrazione Dante NICOLI, S.Ten Alfredo MACCAGNO Alfredo.

Con questo organigramma la scuola iniziava l’importantissimo compito di preparare  il personale che nei mesi successivi sarebbe affluito a Susegana.

Le direttive del Comando Supremo, visti gli ottimi risultati nell’impiego delle bombarde, erano di avere  la piena disponibilità per la primavera 1916  di un consistente “nuovo”  numero di artiglieria da trincea.

Pertanto, tutto il lavoro per la costituzione  di 100 nuove batterie di bombarde doveva ricadere  sulla struttura di Susegana.

IL RECLUTAMENTO DEI NUOVI BOMBARDIERI

Il reclutamento del personale da inviare a Susegana inizialmente venne eseguito solamente all’interno dei reparti di artiglieria al fronte ed  presso i centri di mobilitazione dell’arma di artiglieria.

Questa scelta fu criticata da tutti gli appartenenti alle altre armi, che vedevano preclusa la possibilità di far parte di questa nuova specialità; inoltre gli allontanamenti forzati di personale in forza alle unità combattenti non instillava l’entusiasmo che potevano avere i  “nuovi” volontari.

Il compito affidato alla scuola non era quindi dei più semplici, bisognava preparare al combattimento, una enorme mole di personale non sempre preparato come  quello proveniente dai centri di mobilitazione, oppure non adeguatamente motivato nel caso degli artiglieri che avevano dovuto abbandonare i propri compagni.

Questa usanza venne meno, alla fine del 1916 e poi a seguire nel 1917; alla scuola vennero infatti inviati anche personale proveniente dall’ arma di cavalleria e proveniente dalla fanteria.

 

IL DEPOSITO DELLA SCUOLA DI NERVESA

In previsione dell’importante compito assegnato alla scuola di Susegana venne costruito ai primi di febbraio 1916 il Deposito.

Quest’ultimo avente funzione di centro di raccolta, d’immatricolazione e di ripartizione del personale.

Successivamente al Deposito di Nervesa venne conferito il compito di occuparsi dell’amministrazione della Scuola stessa, di tutti i reparti neo-costituiti a Susegana e infine di provvedere all’istruzione dei nuclei di complementi della specialità bombardieri da inviarsi al fronte.

Il primo comandante del Deposito fu il Maggiore d’artiglieria Arnaldo LAMBERTINI, il quale tenne il comando fino al termine del conflitto.

LA SCUOLA BOMBARDIERI  Gennaio 1916  –  Novembre 1917

Come accennato, la scuola venne allestita e sviluppata nei pressi della stazione ferroviaria  di Susegana (oggi località Ponte della Priula).

Di conseguenza per la sistemazione del personale si requisì numerosi stabili nelle zone limitrofe per le più varie esigenze.

In questo contesto  venne acquisita anche una  fattoria di proprietà dei Conti Di Collalto, che divenne la sede della Scuola, luogo dove furono alloggiati gli ufficiali per il periodo di formazione.

Si fornisce un’immagine fotografica dello stabile al momento dell’afflusso dei nuovi ufficiali.

 PIANTINA DELLA CASERMA “LE MANDRE”

Alla scuola fu riservato il compito di istruire e cementare lo spirito di corpo dei nuovi reparti, di curare il ciclo di formazione, nel gestire il materiale di armamento delle batterie, nello sperimentare i nuovi materiali proposti dall’industria privata e di scrivere le istruzioni sul materiale in uso alla specialità.

In seguito alla scuola vennero assegnate nuove attività, come il collaudo di tutti i materiali da trincea; all’istruzione di reparti di fanteria all’abilitazione nell’uso di armi da trincea (stoker, thevenot).

La sede de “Le Mandre” ebbe sempre una bassa percentuale di ufficiali, talvolta il numero di sottufficiali e/o truppa in addestramento era così alto che, per carenza di spazio  vennero dislocati nei locali riservati  agli ufficiali.

Oltre all’arrivo di militari da addestrare, arrivarono a Susegana anche uomini per rinforzare gli effettivi della scuola, venne cosi formata la 44° Compagnia di territoriali da fortezza “Compagnia di Lovadina” la quale ebbe il compito di funzionamento dei vari servizi di guardia e di presidio.

Nell’aprile 1916 venne affidato il compito di provvedere al collaudo delle bombarde con il relativo munizionamento, materiale esclusivamente prodotto dall’ industria privata.

Con l’arrivo di un grandissimo quantitativo di munizioni, venne deciso di provvedere alla costruzione di un nuovo deposito munizioni nella zona di Conegliano (TV); nacque cosi il deposito munizioni di Fossamerlo (San Vendemiano), struttura ancora presente sul territorio.

Venne in questo periodo aggiornato l’ordinamento della scuola, con l’aggiunta di:

  1. a) Gruppo istruzioni e mobilitazione (in collaborazione con l’ufficio collaudo e commissione materiali)

Gruppi di batterie in corso di istruzione

Complementi in corso di istruzione

Corsi speciali per truppa

Operazioni di mobilitazione

Carreggio

 

  1. b) Gruppo servizi

Movimento materiali

Auto drappello

Servizio lavori

Sezione officina

  1. c) Direzione Corsi

Ufficiali addetti ai corsi

Allievi Ufficiali

Ufficiali di corsi suppletivi

Ufficiali del corso di applicazione

d) Deposito di Nervesa

Furono aggiunti anche ulteriori ufficio con funzioni secondarie:

  • Ufficio tiri ed esperienze
  • Ufficio sanitario
  • Ufficio amministrativo
  • Ufficio movimento ufficiali
  • Ufficio postale
  • Ufficio difesa antiaerea
  • Ufficio fanteria: questo ufficio aveva il compito di istruire sui materiali da trincea le sezioni lanciabombe, la gestione del museo, la sezione personale e la sezione storica.

Da un semplice paesino ubicato nella campagna veneta, il Comune di Susegana era diventato il cuore pulsante della specialità “Bombardieri”, luogo attraverso cui obbligatoriamente, tutti coloro che avevano a che fare con queste nuove armi dovevano transitare.

Nel dicembre 1916 ci fu il primo riordinamento della specialità, scritto studiato e sviluppato presso la Scuola.

A meta 1917, sempre con gli studi sviluppati, furono movimentate quasi tutte le batterie di bombarde presso le armate in modo da poter integrare i nuovi materiali e ritirare quelli più vetusti.

Il lavoro di formazione fu svolto fino al 30 ottobre 1917, nella qual data fu dato l’ordine di prepararsi al ripiegamento dovuto alla ritirata di Caporetto.

Il 31 ottobre 1917 il Comando Supremo (telegramma 129.771 del 30/10/1917) ordina l’immediato, ma ordinato, trasferimento della scuola a Sassuolo e nel deposito di Scandiano.

Dando precedenza ai materiali d’armamento e al personale in formazione, tutto fu trasferito, un raggruppamento provvisorio agli ordini del Comando Supremo, resterà a difesa del ponte presente sul fiume Piave (Ponte della Priula) e delle installazioni della scuola fino al momento della ritirata oltre il Piave.

La storia termina con un’ordinata fuga, così finisce un piccolo miracolo dell’industria militare, basti pensare che in media, presso tale struttura erano dislocati dai 10.000 ai 15.000 soldati impiegati nelle più disparate attività addestrative e corsi di formazione.

Ma la storia dei Bombardieri del Re non finisce qui, ora tocca alla storia sul fronte di questi reparti.

Conferenza: l’attività dei cecchini nella Grande Guerra

Nella serata del 17 novembre, abbiamo organizzato la prima conferenza dedicata al oplologia, con un argomento di nicchia  del mondo armiero, grazie all’ aiuto di Antonio Rossetto.

L’idea di tenere la discussione all’interno del Museo degli Alpni di Conegliano, nasce dalla volontà di riportare i visitatori e gli studiosi a frequentare costantemente questo punto culturale.

Grazie alla collaborazione con il sito www.collezionareexordinanza.it siamo riusciti a radunare appassionati e studiosi di armi sia lontani che vicini, per confrontarsi e parlare di questo settore particolare e affascinante.

Vi lasciamo con qualche scatto della serata, sperando di migliorare e ripetere al più presto la bella esperienza con CO-EX e la Sezione Alpini diConegliano.

Lo Staff Cerletti

La carità colpita

Riproponiamo un bell’articolo riguardante la mostra alla quale abbiamo collaborato, ancora visitabile a Venezia

 

Mostra “La carità colpita” all’ospedale Civile di Venezia, 

Un percorso nella storia

La mostra propone un percorso che parte dal piano terra della Scuola Grande, nel “Portico delle Colonne” che costituisce l’ingresso nobile dell’ospedale Santi Giovanni e Paolo, dove i curatori hanno ricostruito il contesto bellico in cui si inserisce lo specifico evento del bombardamento sull’ospedale; si snoda poi al piano superiore, con testi, reperti, testimonianze, illustrazioni e tutto quanto può far luce sul tragico fatto, così come fu vissuto dalla città e dall’ospedale: “Il bombardamento della Scuola Grande di San Marco e quindi del reparto di degenza e cura in essa ospitato a quel tempo – spiegano i curatori della mostra – colpì emotivamente l’opinione pubblica non solo veneziana. I giornali ne diedero notizia amplificando quella che fu, quasi certamente, un’azione precipitosa o un’errata valutazione della traiettoria di caduta della bomba, come altre volte era avvenuto nella città lagunare. In una lunga guerra, però, combattuta non solo con fucili e cannoni, ma anche con le armi della propaganda, il fatto rappresentò un segno tangibile della crudeltà del nemico: nemmeno un luogo di pietosa cura e soccorso era stato risparmiato”.

Viaggio tra propaganda e realtà

È proprio il filo della propaganda a tessere il racconto di questa mostra e ad intrecciarsi con quello della storia. La guerra combattuta nell’aria, lo stato dell’aviazione, l’artiglieria aerea e contraerea e, appunto, i bombardamenti sull’ospedale sono le tappe di questa narrazione: “Ci proponiamo di contribuire alla conoscenza di un evento drammatico – spiegano ancora i curatori – che colpì contemporaneamente un luogo di cura e uno dei luoghi più rappresentativi dello spirito civico, del sentimento di solidarietà e della pietà cristiana nati dalla civiltà veneziana. La memoria dei due ammalati morti nel bombardamento in quel 14 agosto 1917, Francesco Giuseppe Afabris e Giovanni Sambo, le decine di feriti, ma anche la testimonianza degli undici dipendenti ospedalieri caduti nelle battaglie della Grande Guerra ci rendano pienamente consapevoli del patrimonio morale di carità umana che custodiamo da secoli”.

Crocifisso del XVI Secolo

Sulla sala che vide la strage, colpito anch’esso e danneggiato in quell’occasione, veglia il Crocifisso ligneo del XVI secolo: recentemente ricollocato, porta i segni dei danni subìti, ma sapientemente restaurato dall’Azienda sanitaria si offre insieme ai visitatori come monito e come speranza, perché guerra e violenza non si ripetano e perché la cura, l’assistenza e la carità siano sempre rispettate, e con loro siano rispettate le persone bisognose di cura. Nella stessa sala, nella giornata di apertura della Mostra, si è svolto l’ampio Convegno dedicato all’evento bellico, con la partecipazione di storici ed esperti della Scuola Grande di San Marco, dell’Istituto Storico Austriaco di Roma e di altre realtà accademiche e culturali. La mostra “La Carità Colpita” resta aperta fino al 30 novembre. E’ stata realizzata grazie alla collaborazione tra Ulss 3 Serenissima, Scuola Grande di San Marco, Deputazione di Storia Patria per le Venezia, Istituto Austriaco di Studi Storici, con il patrocinio della Osterreichische Akademie der Wissenschaften, e con il sostegno di Zanardo Logos, Associazione Nazionale Alpini Conegliano, Centro Studi Ugo Cerletti, Avis di Venezia, Actv.

Veneziatoday, 7 ottobre 2017

Gli strumenti della memoria

Gli strumenti della memoria. Nella ricorrenza del Centenario i pericoli di una Guerra da non dimenticare: i cimeli storici e la L.R. 17/11
“Patentino” un’opportunità o un errore?”

La conferenza s’inserisce in continuità con quanto fatto lo scorso anno a Nervesa della Battaglia e l’anno precedente ad Alano di Piave, sempre con grande gradimento di pubblico, svilupperà il tema dell’uso consapevole dell’autorizzazione regionale per il recupero dei cimeli della Grande Guerra discutendone con le autorità locali e la magistratura.
Le quattro associazioni, oltre ad avere correttamente interpretato lo spirito della legge regionale nel senso di “crescita culturale” e di sicurezza nell’ esercizio della passione che accomuna gli associati, stanno collaborando con le Amministrazioni Comunali in una logica di “turismo storico culturale” tendente a valorizzare quanto rimasto dalla Grande Guerra nel territorio, proiettandolo anche come possibilità di lavoro ed elemento di cultura nel futuro.

Programma

Sabato, 14 ottobre 2017
Sala “Informa Giovani” Comune di Conegliano

9.30 Arrivo dei partecipanti
9.45 Introduzione a cura delle Associazioni Organizzatrici- presentazione giornata e apertura dei lavori
10.00 Intervento Sindaco di Conegliano Ing. Fabio Chies e Sindaco Nervesa della Battaglia Ing. Fabio Vettori
10.10 Saluto e intervento Autorità Regione, Provincia e altri Enti e/o Forze Armate
10.20 L.R. n. 17/2011 il “Patentino” un’opportunità o un errore? CONFERENZA
Interventi a cura di:
– Dott. Francesco TONON Pubblico Ministero Tribunale di PADOVA
“La normativa su armi ed esplosivi, con l’ottica della Autorità Giudiziaria”
– Dott. Roberto PICCIONE Pubblico Ministero Tribunale PADOVA
“La normativa sui Beni Culturali, con l’ottica della Autorità Giudiziaria”
Seguiranno dei brevi interventi sugli argomenti che verranno trattati nel pomeriggio a cura delle Associazioni organizzatrici

12.15 Pausa pranzo
13.30 Ripresa dei lavori – attività informativa e conoscitiva per i Cittadini interessati
14.00 Analisi della normativa regionale – Michele Miato Dott. in giurisprudenza
15.00 Armi e munizioni analisi normativa – Dott. Tiziano Vanin Ufficiale Truppe Alpine
16.30 Ordigni: come individuare e difendersi dai pericoli. Cosa fare e cosa non fare. Analisi normative – Artificiere Ermanno Telloni
18.00 I cimeli della prima guerra mondiale e la tutela del patrimonio culturale – storico archeologo Dott. Massimo Serena
18.45
Dibattito e chiusura lavori

Al termine della giornata hai partecipanti verrà rilasciato un attestato di partecipazione propedeutico alla richiesta dell autorizzazione regionale. Per la ricerca con il metal detector (patentino regionale) di cimeli della grande guerra regolamentata dalla legge regionale 17/2011